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LA XIX CONFERENZA MONDIALE AIDS A WASHINGTON DC SEGUITA DA SANDRO MATTIOLI: IL DIARIO GIORNALIERO

25 Luglio, 2012 - 09:37 -- arcigay

23 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: Hollande e Act Up

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , , , — Cassero Salute @ 15:48

In diretta dalla conferenza mondiale AIDS in svolgimento a Washington, ho appena assistito al video messaggio inviato dal Presidente della Repubblica di Francia, Francoise Hollande, che, tra parentesi, ha inviato anche il Ministro della Salute (Italia, almeno per ora, non pervenuta).

 

Discorso interessante quello del Presidente che ha toccato punti importanti, soprattutto per uno come lui che le promesse elettorali sembra volerle mantenere.

 

Hollande ha parlato di incrementare le ricerce per un vaccino contro HIV e i fondi per le politiche (notare il plurale) di prevenzione; ha confermato la sua intenzione di difendere le persone maggiormente vulnerabili, di raddoppiare il numero delle persone in trattamento antiretrovirale. Ha anche promesso l’introduzione di una tassa finanziaria per incrementare i fondi a disposizione della lotta mondiale contro HIV. Buoni propositi ai quali Act Up Paris, l’associazione che personalmente ammiro molto, ha immediatamente risposto a suon di bacchettate sulle mani.

 

Con un comunicato stampa puntiglioso, Acp Up si è detta dispiaciuta che il Presidente non abbia nominato quali sono i gruppi vulnerabili ai quali faceva riferimento: sex workers, IDU, MSM, ecc… forse non è buona educazione citarli? E’ pericoloso farlo per la possibilità di discriminazioni? Meglio essere consapevoli che sieropositivi a mio avviso, per cui bene ha fatto Act Up a prendere posizione.

Ma è solo l’inizio. Hollande non ha detto pressoché nulla in merito ai farmaci generici che potrebbero rallentare la corsa al rialzo dei costo delle terapie.

Inoltre, pur confermando il sostegno al Presidente quando dice di voler supportare le persone vulnerabili, Act Up sottolinea a gran voce che neppure in questa importante occasione Hollande, e quindi la Francia, ha preso posizione contro la discriminazione nei confronti delle persone sieropositive, per esempio rispetto al costo delle spese mediche che forzatamente portano un discrimine rispetto alle persone con seri problemi di salute. L’attivista di Act Up mi spiegava che le persone sieropositive una volta morte non possono essere imbalsamate, non pensate ai faraoni, ovviamente intendo quello che viene comunemente fatto anche in Italia per esporre il corpo all’ultimo saluto dei familiari. Ebbene pare che in Francia sia vietato, contro ogni evidenza scientifica. Discriminati anche dopo morti.

D’altra parte le persone che vivono con Hiv in Francia, sono in buona compagnia e ci basta guardare a casa nostra, in Italia.

Sono anni che insistiamo per una campagna contro la discriminazione delle persone sieropositive, in 30 anni di pandemia non è mai stata fatta in Italia. Il Cassero nel 2008 ha creato la campagna “Se discrimini, perdi gli aspetti positivi” e l’abbiamo ripresa alla Conferenza mondiale aids di Vienna nel 2010 (Positive aspects) e questo è tutto ciò che è stato in Italia.

Non molti giorni fa ho proposto una azione politica in tal senso alla Regione Emilia Romagna e la prima reazione è stata: perché ai sieropositivi si e agli altri no?

 

Sandro Mattioli

Presidente Plus Onlus
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero

 

23 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: bene, brava, bis…

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , — Cassero Salute @ 21:10

Questa conferenza è un continuo invito a porre la parole fine sulla epidemia da Hiv. Il punto è come? Con il milione di sieropositivi non in terapia che vivono negli USA? Ho sempre più l’impressione che sia più un grido disperato, espressione di una volontà di rinsaldare gli animi perché ancora oggi, dopo 30 anni di pandemia, non si vede la fine del tunnel nonostante le terapie come prevenzione, la circonsione, i microbicidi rettali e vaginali e così via. Mi sembra tutto molto preoccupante.

Anche il lungo intervento di Hillary Clinton, palesemente tenuto da una politica di razza e di qualità, è stato pieno di frasi ad effetto che hanno infiammato la platea, è stata molto applaudita dopo una breve contestazione iniziale, e pieno di promesse di distribuzione di milioni di dollari come fossero noccioline per la ricerca, per i vaccini, ecc. ecc. Yuhuuu brava, bene, bis.

Tuttavia è bastata una sola giornata per capire quanto lontata sia ancora la fine di questo incubo globale. Se gli USA, che pur sono uno degli stati più ricchi del pianetà, non riesce neppure a mettere in terapia le persone sieropositive che vivono dentro i suoi confini, non si contano i Paesi meno ricchi che riescono appena a curare una parte dei propri malati e solo grazie a donazioni, per non parlare dei problemi legati alla nutrizione che ho visto segnalati in numerosi boot africani nel global village. Come pagare le terapie anti retrovirali e come avere lo “stomaco pieno” necessario alla corretta assunzione delle pillole, per non parlare del corretto funzionamento dell’organismo umano, sono i temi veri, ancorché abbastanza sottesi, di questa conferenza.

Senza considerare i pesanti temi “sociali” che ancora questo pianeta soffre. Mi riferisco alla incredibile varietà di imbecillità umana che inventa sempre nuovi strumenti per discriminare le persone omosessuali e trans. Scientificamente dove questo avvene, è presente una evidente curva al rialzo delle diagnosi da HIV.

Giusto oggi pomeriggio ho assistito ad un incredibile simposio, organizzato da Unaids, sulle normative discriminatorie, dalla legge “contronatura” della Louisiana alla “anti-sodomy” della Giamaica.

L’attivista giamaicano ha mostrato i passi in avanti fatti nella loro incredibile lotta per vivere normalmente la loro vita, contro quella normativa assurda. Ci ha mostrato foto terribili di ragazzi sanguinanti e le risposte assurde dei governanti. Oggi qualcosa sembra che si stia muovendo anche in Giamaica, sia da un punto di vista politico con la promessa di revisione della legge da parte del nuovo primo ministro, sia dal punto di vista sociale. Sono arrivate anche le scuse ufficiali di Coca Cola per aver sponsorizzato le cosiddette “murder song” di personaggi che è meglio che non definisca quali Sizzla. Posso solo dire quanto sono fiero che la mia associazione abbia contribuito a ostacolare e impedire i suoi concerti in Italia.

Mi piace notare che in queste sedi, non mi stancherò mai di dirlo, si parla di riconoscimento di diritti di esseri umani e quindi diritti umani (e non civili come vengono considerati in Italia, secondo me erroneamente), il piano politico e sociale è ben diverso e diverse sono anche le possibilità di trovare soluzioni.

Sandro Mattioli
Presidente Plus Onlus
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

24 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: maracas!

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , — Cassero Salute @ 19:40

Come era facile immaginare, in questa conferenza si parla moltissimo della terapia come prevenzione e di come la prevenzione combinata possa essere un formidabile strumento per vincere Hiv. Anzi, a dire il vero, qui è tutto uno slogan sulla fine dell’Aids, slogan che lasciano pensare ad una fine imminente.

Pertanto ho deciso di seguire il dibattito e vedere cosa c’è di vero nel tam tam della propaganda statunitense i cui tamburi sono in movimento da tempo ormai.

La complessa e articolata presentazione in plenaria del dott. Javier Martinez Picado, Spagna, è stata molto illuminante.

L’inibizione del HIV è uno dei maggiori successi della medicina, oggi è possibile (e quindi doveroso) bloccare la replicazione del HIV (parlo della cosiddetta carica virale “undetectable”, ossia non più rilevabile). Cosa che, per altro, negli Stati Uniti non riescono a fare e i dati usciti dall’ultimo CROI sono stati impietosi: quasi un milione di persone sieropositive in terapia negli USA non sono undetectable. Per farvi un esempio la media italiana è del’80% con punte del 90%.

Quindi un grosso, enorme punto a favore della ricerca medica. Tuttavia i farmaci non sono una cura, non eradicano il virus che, al contrario, resta presente nell’organismo. Se ne resta a sonnecchiare nei “reservoir” in attesa che il paziente si stanchi di assumere regolarmente le pillole… forse avverrà, forse no, ma lui aspetta.

L’infezione non è, quindi, ancora sconfitta, è sempre li, così è ancora aperto il tema della attivazione del sistema immunitario indotta dall’infiammazione generale causata da HIV.

Rispetto a questi temi si può fare molto, per esempio ormai è abbastanza chiaro che il trattamento precoce riduce la possibilità di incrementare i reservoir.

Studi di intensificazione della terapia sembrano dare buone speranze, così come studi sull’utilizzo dell’interferone. Altri studi, per esempio sulla stimolazione del sistema immune a riconoscere e combattere Hiv, stanno dando risultati interessanti. Ma siamo pressoché allo stato iniziale, c’è ancora molta strada da fare per dei risultati concreti e, soprattutto, applicabili alla pratica clinica. Anche se è giusto sottolineare che nessuno ha mai affermato che da questa conferenza sarebbe arrivata la risposta definitiva alla lotta contro il virus, è anche vero che i toni utilizzati negli annunci a supporto della conference sono molto più vicini alla propaganda che alla evidenza scientifica.

Oggi non siamo affatto in grado di fermare HIV. Siamo molto più bravi, avendo i soldi e possibilità, nel bloccarne l’avanzata.

Oggi non abbiamo una cura contro HIV, non siamo in grado di eradicare il virus.

Questo per onestà intellettuale va detto.

Per troppi anni abbiamo letto annunci trionfalistici che sono miseramente crollati davanti alle incredibili capacità di HIV di sfuggire ad ogni trappola che la scienza gli ha teso fino ad oggi. La conferenza mondiale di Città del Messico del 2008, ci dovrebbe aver insegnato che è meglio attendere risultati certi, prima di dare speranze che, se non possiamo sicuramente definire false, le possiamo chiare sovrastimate.

Lo stesso prof. Javier Martinez-Picado ha concluso che servono ancora molti anni di ricerca prima di poter giungere a risultati concreti.

Abbiamo tuttavia strumenti di prevenzione molto potenti, con tanto di evidenza scientifica come ci ha spiegato la dott.ssa Nelly Mugo, Kenya durante la plenaria di questa mattina.

In primo luogo, la relatrice ha citato i dati: IDU, MSM, coppie sierodiscordanti, il non sapere di avere l’hiv e quindi non aver fatto il test sono formidabili “riserve di caccia” per il virus.

Parliamo di popolazioni marginalizzate ma, anche in Kenya, con una alta prevalenza per le quali occorrono interventi mirati, specifici, chiarisce la relatrice, e non solo da un punto di vista medico. In Kenya la sodomia è un reato, quindi anche dal punto di vista culturale, religioso, ecc. servono interventi importanti i quali, aggiungo io, ci fanno implicitamente capire che il problema HIV non si risolverà nel momento in cui avremo un vaccino o un farmaco risolutivo, se non ci saranno interventi consistenti a livello sociale, culturale.

Ciò detto gli strumenti che elenca la dott.ssa Mugo sono formidabili anche se non infallibili, ovviamente e vanno usati in modo adeguato alle necessità e alle caratteristiche delle popolazioni target (ancora il target).

Per esempio quando pensiamo al trattamento come prevenzione, dobbiamo tenere presente sia ovviamente il costo, ma anche, di nuovo, i dati che ci dicono che almeno il 30% delle coppie non pensano di prendere (o di aver preso) il virus dal partner abituale.

La PrEP è direttamente connessa con la percezione del rischio. Inoltre tenuto presente che prep non è una terapia per la vita ma per un periodo, una stagione della vita (giovani MSM, persone drug addicted, forse persone che vivono in zone dove sono presenti conflitti). Ovviamente non vanno dimenticati i preservativi che costa molto meno di tutto il resto.

Quindi, condom, PrEP, PEP, therapy as prevention, ecc. abbiamo molti strumenti che devono essere usati in combinazione. Serve focalizzare le risorse per incrementare l’impatto che la prevenzione in combinazione può avere. Il coinvolgimento dell’associazionismo, delle comunità locali in questo campo è essenziale.

Di nuovo la dottoressa chiede campagne mirate alle popolazioni esposte cita di nuovo gli MSM e cita anche la necessità di formare la polizia contro la discriminazione, le campagne e gli interventi sociali hanno senso solo se mirate a target specifici, taglia corto la relatrice.

Paura degli effetti collaterali, paura dello stigma, sono punti da tenere presente quando si affronta il tema del HIV sul piano sociale, il coinvolgimento delle comunità locali è vitale anche per aggirare questo ostacolo.

L’importanza di investire correttamente in questo campo ha una evidenza scientifica che non potrebbe essere più palese: Brasile e Russia hanno più o meno la stessa popolazione e lo stesso livello di incidenza, hanno investito negli ultimi anni circa la stessa cifra nella lotta contro l’HIV/AIDS, ma mentre il Brasile ha effettuato investimenti basati sull’evidenza scientifica ed ha ottenuto risultati evidenti in termini di riduzione delle nuove infezioni, la Russia ha scelto di non fare investimenti verso chi fa uso di droghe, verso gli MSM, ecc. e non ha avuto alcun ritorno dalla spesa che ha sostenuto come dimostrano i dati portati in conferenza. Soldi spesi a vanvera per mera ottusità politica, religiosa, sociale.

Non mi sembra che abbiamo fatto clamorosi passi in avanti sul piano sociale rispetto alla conferenza del 2008 dove ho sentito più o meno gli stessi discorsi. Ancora dobbiamo combattere contro il virus e contro l’ottusità delle varie chiese e dei politicanti moralisti, ancora abbiamo Paesi che non considerano la comunità MSM, che rifiutano di attivare strategie di lotta mirate alle popolazioni esposte, che rifiutano di attivare politiche di riduzione del rischio, che non attivano campagne contro la discriminazione.

Solo a me viene in mente l’Italia?

Durante la giornata, l’associazione francese Sidaction ha presentato dati molto interessanti sull’attività di promozione e implementazione dei test.

In Francia il tema dei late presenters è problematico quanto in Italia. Chiamando HIV l’epidemia nascosta, Sidaction sostiene che una corretta attività di testing può rendere meno nascosta purché fatta con attenzione e, soprattutto, su target.

Per cercare di limitare i casi di sieropositività non conosciuta in Francia, le autorità sanitarie hanno cercato di implementare il test a chiunque entrasse in contatto con la medicina di urgenza. Sidaction ha fatto 1 studio sulla popolazione dell’area metropolitana di Parigi, più di 29 centri di medicina di urgenza. Questo studio ha chiaramente dimostrato che lo screening è fattibile ma poco utile: su 20.000 pazienti il 63% hanno eseguito il test quindi un buon livello di accettazione, ma i risultati non sono stati apprezzabili perché nonostante l’elevato numero di test fatti, sono stati rilevate solo 18 nuove diagnosi, il 4 % di queste late presenter, 6 su 18 sono spariti dopo la notifica.

Tutti questi pazienti appartenevano ad gruppi esposti: 8 MSM e 10 sub sahariani. Si poteva ottenere lo stesso risultato con un numero minore di test fatto su popolazioni target.

Curioso notare come, in linea con gli altri studi del genere, le motivazioni delle persone che hanno rifiutato il test sono state collegate a un basso livello di percezione del rischio e all’aver fatto un test recente.

Altri sistemi sperimentati per allargare le possibilità di test, riguardavano la possibilità di effettuare il test in casa e spedire il campione per l’analisi, per poi ricevere un “sostegno” via internet. Sembra che in particolare gli MSM che vivono nelle zone rurali o in piccoli paesi della Francia, abbiamo apprezzato questa eventualità. Da ultima, la possibilità di test rapidi nei locali gay (bar, saune, ecc.). Organizzato con infermieri e attivisti hanno effettuato rapid test nei locali, in camper nei pressi dei locali, ecc. Anche questo strumento pare che sia stato molto apprezzato dagli MSM francesi.

Evidentemente la Francia si fa meno problemi di noi a sperimentare. A Parigi è presente un checkpoint e la sperimentazione continua.

Oggi è stata una giornata movimentata, caratterizzata dalla annunciata marcia della positive community. Gli attivisti delle associazioni di lotta contro l’HIV/AIDS hanno organizzato una imponente sfilata, con concentramento al Global Village presso la conferenza ma anche in altri punti della città. Elemento centrale della protesta è, di nuovo, l’accesso alle terapie e come la proprietà intellettuale impedisca la produzione di farmaci generici a costi più accettabili per chi deve pagare le terapie, siano essi i pazienti o gli Stati.

Le associazioni, in prima fila Act Up come sempre, se la sono presa, fra gli altri, con Novartis. Gli attivisti hanno marciato facendo rumore e baccano con qualunque cosa. Molto di impatto un folto gruppo di persone sieropositive che usava le scatole di plastica delle pillole ARV, come maracas, molto di impatto vedere pazienti marciare con il deambulatore pur di esserci, e, soprattutto, molto forte è stata l’emozione di sentirmi parte di una grande global community che il coraggio di lottare per la propria vita.

Sandro Mattioli
Presidente Plus Onlus
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

26 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: I party, I bareback, I’m positive, I’m responsible

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , , , — Cassero Salute @ 01:13

Plenaria importante oggi, sulla carta. Risultati molto deludenti invece, ascoltando le relazioni.

In particolare la relazione del dott. Barton Hynes, direttore del Duke Human Vaccine Institute (USA), che, di nuovo, ci ha spiegato perché fino ad oggi i vaccini in sperimentazione non hanno funzionato, come mai il virus svicola e si modifica ogni volta per aggirare gli ostacoli che gli si frappongono alla sua replicazione e quali strategie oggi dobbiamo valutare per avere un vaccino che finalmente funzioni. Mi chiedo che senso ha ripetere questo tipo di presentazioni che si ripetono pressoché uguali almeno da quanto io seguo le conferenze.

La conclusione del relatore non poteva essere più deprimente: dobbiamo ripensare a strategie in grado di portarci alla realizzazione del vaccino. Ancora? Altre strategie? E, soprattutto, dopo 30 anni siamo ancora a capire quali strategie, quali strade percorrere? E’ davvero deprimente.

Così come davvero incredibili sono state le relazioni seguenti relative alla condizione delle donne in Hiv. Ho un bel da pensare che si parlava per lo più di Paesi africani, ma è risultato del tutto evidente che il peso dell’epidemia grava sulle donne in modo impressionante. Basti sottolineare la forza con cui la relatrice, ha chiesto accesso ai trattamento per tutte le donne incinte. Trovo assurdo che sia necessario chiederlo, è assurdo che ancora oggi una alta percentuale di neonati vengono al mondo con HIV. Oggi è possibile far nascere bambini negativi ed è davvero assurdo che, per ragioni palesemente economiche, non sia sempre possibile farlo. “Il futuro è positivo” dice lo slogan che campeggia su un manifesto dove campeggia il viso sorridente di un bellissimo bambino nero. Ma al di là delle chiacchiere in Africa ci sono oltre 2 milioni di bambini sieropositivi.

Ministro della Salute dell’Australia ha introdotto oggi la parte della relativa agli aspetti pediatrici del virus. Il Ministro francese della salute ha parlato ieri, il Presidente Hollande ha inviato un video messaggio, ci sono gli stand della confederazione Svizzera, del Brasile, piccoli boot di un numero enorme di Paesi in via di sviluppo, gli Stati nazionali sono presenti in forze quest’anno con le loro rappresentanze, le loro politiche sanitarie. Italia non pervenuta.

Ormai sono perfino stanco di ripeterlo, d’altra parte fa bene il Ministro a non interessarsi di questi eventi perché che cosa mai potrebbe venire a dire? Che abbiamo un debito di oltre 200 milioni con il fondo globale per la lotta contro Aids, TB e malaria? Che non abbiamo nessuna strategia di politica sanitaria tesa a prevenire nuove diagnosi e che quel poco che si fa è stato spazzato via dalle riforme di questo e quel governicchio? Che in 30 anni di epidemia non abbiamo mai registrato una campagna di prevenzione, non dico targettizzata che è un sogno irrealizzabile, ma anche generalista decente?

Meglio che stia a Roma, a vergognarsi.

Il tema delle donne e della loro sostanziale sudditanza rispetto al tema Hiv, viene affrontato anche nel Global Village dalla società civile. La cosa che salta agli occhi è la presenza imponente del femidom. Si trova in quantità ovunque, quasi quanto i condom (ok ragazze ve ne porto un po’).

Segnalo le pagine http://www.condoms4all.org, molto ben fatte. Nel Global Village quest’anno i vestiti sono fatti con female condom di vari colori.

Molto forte è anche la presenza delle associazioni di donne nere. “Black women are better than AIDS” gridano al mondo la maglietta delle attiviste, e in generale sono molte le associazioni di donne presenti, International Community of Women Living wwith HIV, Positive Women Network, ecc. una intera plenaria dedicata al tema e portata avanti con forza e grinta da capo popolo da Linda Scruggs, nota attivista USA.

Ma tornando al Global, non si può non notare la presenza di Condomize, spazi enormi, preservativi ovunque, presentazioni, magliette, monitor, hanno raccolto molta attenzione da parte dei presenti in particolare con il “Lubricant tasting bar”, si è proprio quello che sembra dire il nome. Un banco nel quale era possibile assaggiare il gusto dei gel lubrificanti al mango, alla fragola, alla banana, al cioccolato, ecc.

La presenza di Act Up, non si può non notare sono sempre molto attivi, che ha presentato il filmato “United in anger”, uniti nella rabbia, sulla storia dell’associazione che la dice lunga sulla volontà di azione di questo grande gruppo.

Ma c’è un’altra cosa che non è possibile non notare: tutto il Village è tappezzato di cartelli neri:

“No drug user?
No sex workers?
No international AIDS conference.”

Come avevamo immaginato già durante la conferenza di Vienna insieme agli altri attivisti, il Presidente Obama ha tolto il divieto di ingresso negli Stati Uniti per le persone HIV+, ma alle associazioni di sex workers e di drug users è stato impedito di passare il confine di stato. Le attiviste hanno distribuito cartoline nere in cui la IAC (International AIDS conference) diventava “International Aids cowardice”.

Ho letto che qualcuno in Italia ha scritto che si stava godendo questa conferenza, questa vittoria. Ma non è una vittoria, in questo campo o si vince tutti o non si vince. Di fatto la grande potenza, terra delle libertà, è ancora nella lista nera dei Paesi che impediscono alle persone sieropositive di varcare i propri confini, questa volta non per via dell’infezione ma, peggio, per motivi moralistici.

Sono però presenti le associazioni di prostitute/i locali, forse un po’ meno rumorose di quelle fin qui viste, ma comunque molto attive e auto ironiche: la mutanda “saved my ass” penso che resterà nella storia, così come la statua della libertà con la scritta “sex workers? Visa denied” portata a spasso per tutto il Village dalle attiviste.

Molto di impatto è stato il “Puentes entre vecinos”: uno spazio interamente ispanico teso a gettare ponti, appunto, fra le comunità di lingua spagnola degli USA, del Messico, dell’America centrale e meridionale.
Sui ponti campeggiavano dei “mattoncini” sui quali ogni persona poteva scrivere perché si trovava li, i ponti erano pieni di scritte, alcune davvero di forte impatto… beh adesso c’è anche la mia.

Molto forti anche le mostre fotografiche e d’arte esposte nel Village, in particolare quella sulla storia delle lotte della comunità statunitense, mi ha colpito in particolare la foto degli attivisti che nel 1991 coprirono l’intera abitazione del senatore Helms (forse lo stesso che volle il divieto di ingresso ai sieropositivi), con un condom gigantesco: to “Stop unsafe politics”… Pensate anche voi quello che penso io?

Ma soprattutto le grandi manifestazioni, la disobbedienza civile di quegli anni, le facce distrutte dalla stanchezza e dal virus di giovani attivisti che pur erano per strada a lottare. Spaventosa anche la testimonianza fotografica arrivata dalla Russia, dove le persone sieropositive venivano rinchiuse nei manicomi, foto molto forti di persone ritratte nell’atto di bucarsi le vene in posti anche impensabili.
Eppure, nonostante tante lotte, ancora oggi i temi dello stigma, della criminalizzazione del contagio, sono ancora molto forti ma, ovviamente, qui qualcuno insiste a combattere. Un bellissimo stand interamente dedicato alla lotta contro lo stigma e la criminalizzazione era presente nel Global Village. E’ davvero una cosa stupida lo stigma su una infezione poi! Fa si che le persone non si testino e neghino anche a loro stesse la possibilità di vivere serenamente.

E poi spettacoli, balli, riunioni, spazi per ognuno (molto frequentati anche gli spazi della comunità LGBT e del MSM global forum così come il Youth Pavillion). La forza di una comunità si misura anche dalla sua capacità di realizzare eventi, di stare insieme, di esserci. Ma anche dalla forza di mettere in discussione sé stessa e gli altri con manifesti e slogan provocatori come quello che ha dato il titolo a questo articolo e che compare come ultima foto. I ragazzi canadesi mi hanno detto che chi vuole avere figli non fa forse bareback? E’ importante parlare di quello che facciamo, confrontarsi anche con i nostri demoni e affrontarli. So che è un tema forte per l’Italia, so che noi preferiamo fingere che il bareback sia qualcosa che non va fatto e che nessuno fa, ma non è così, basta farsi un giro su gayromeo per rendersene conto. Basta con questa ipocrisia, affrontiamoli gli argomenti scottanti.

Sandro Mattioli
Presidente Plus
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

26 Luglio 2012

Conferenza mondiale AIDS: MSM are everywhere

Archiviato in: seminari/conferenze — Tag:, , , — Cassero Salute @ 22:58

What drives continued expansion of the pandemic is not the absence of effective preventative technologies but discrimination, exploitation and repression of certain social groupsPeter Piot.

(Cosa spinge la continua espansione della pandemia non è la mancanza di efficaci tecnologie preventive, ma la discriminazione, lo sfruttamento e la repressione di certi gruppi sociali)

Caro Peter come darti torto, quando perfino all’interno delle nostre community i sieropositivi non sono completamente accettati, come possiamo pretendere che ciò avvenga nelle alte sfere della politica?

Men who have sex with men are everywhere, dice Paul Semugoma (Uganda) del Global Forum on MSM and HIV, dando il via alle relazioni in quella che sembra essere la giornata di quei “certi gruppi sociali”, degli emarginati, delle minoranze, degli esclusi (msm, sex worker, drug user).

Gli MSM sono dappertutto è un dato statistico da tenere presente e fingere che non sia così, come avviene in molti stati africani (ma anche in Italia mi sembra che il profilo sia simile), comporta invariabilmente un aumento dei contagi.

Semugoma ci ha mostrato anche una slide sulla prevalenza di HIV fra gli msm nel mondo, dove compariva

Paul Semugoma

Paul Semugoma

anche l’Italia con un >15%.

Non ho idea di dove abbia preso i dati, visto che non mi risulta che un ente italiano abbia mai fatto ricerche in tal senso (altra cosa di cui andare fieri!), in ogni caso il dato c’era e era alto.

Semugoma è un bel ragazzo dell’Uganda, emozionatissimo ma consapevole dell’opportunità che ha, parla con scioltezza e simpatia della sua esperienza di attivista in un paese che discrimina e uccide gli omosessuali. Una relazione ferma e concreta quella dell’attivista ugandese, fitta di richieste precise a incominciare dai medici i quali, a suo dire, affermano di non discriminare gli MSM ma se non chiedono conto dell’orientamento sessuale dei loro pazienti, vuol dire che non sanno di avere MSM che siedono nell’ambulatorio, vuol dire che non sanno di avere pazienti ad alto rischio di contagio.

Ovviamente nessun africano può evitare di parlare di rischio criminalizzazione: in alcuni Stati gli msm

Cheryl Overs

Cheryl Overs

sembra che non siano ritenuti cittadini, in alcuni sembra che non abbiano una dignità; è il caso del Senegal che ha uno delle peggiori epidemie fra MSM, circa 20 volte più alta della popolazione generale, ma rifiuta di attivare strategie nei confronti di questo gruppo.

Nel paese del relatore, l’Uganda, il governo ha ammesso che esistono MSM, grande passo in avanti, ma anche che non si vuole occupare del tema, soprattutto per quanto riguarda HIV e chi, come il relatore, ha chiesto maggiore attenzione sul tema HIV e MSM, è stato arrestato e mandato a giudizio.

Conclude Semugoma:

  1. Siamo in tutto il mondo

  2. sappiamo che gli MSM sono ad alto rischio

  3. sappiamo che abbiamo gli strumenti per fermare l’hiv, ma non li usiamo perché abbiamo la “la faccia al sole” (bella espressione).

È una call to action forte quella di Semugoma perché cessi la invisibilità nella epidemiologia, dobbiamo essere visibili, considerati, al top della epidemiologia perché senza la nostra inclusione, stanti gli altissimi

Debbie McMillan

Debbie McMillan

livelli di prevalenza, non è possibile fermare HIV. Arriva a chiedere 134 milioni di dollari condom che aiuterebbero a fermare l’epidemia fra gli msm nel mondo nell’ordine del 25% e ricorda e sottolinea che i condom vanno sempre con il lubrificante (lo so mi ripeto, ma vedo che non sono l’unico).

Per fermare l’hiv dobbiamo iniziare a realizzare quello che già oggi possiamo fare:

approccio mirato alle popolazioni target, insistere con le politiche di riduzione del rischio, e condom, condom, condom; ma anche l’accesso è importante, osserva Semugoma, inclusa la possibilità di accedere a questa conferenza che è stata negata a sex worker e drug user. È chiaramente un attivista impegnato Paul Semugoma, ma alla fine della relazione ha un solo ringraziamento da fare in questo palco mondiale davanti a una platea di 20.000 persone: il suo partner.

Non sono i microbicidi che ribalteranno la disparità di potere fra sex worker e cliente, dice partendo in quarta Cheryl Overs, (Australia) Researcher Monash University, in rappresentanza delle sex workers; oggi grazie alla “pillola che combatte l’HIV”, come è stata definita sui quotidiani, in internet è tutto un fiorire di commenti di clienti che finalmente possono non usare il “rubber”. Ma, in ogni caso, se una sex worker fa il test per l’HIV, o usa il condom, questo non la mette al riparo dalle infezioni a trasmissione sessuale, né dalle violenze, dalle discriminazioni, dalla criminalizzazione (ci ricorda che in molti stati è vietata per legge);

Riforme giuridiche e un maggiore coinvolgimento dei lavoratori del sesso in strategie di prevenzione dell’HIV, sono fondamentali per affrontare le sfide che l’evoluzione delle nuove tecnologie di prevenzione e di trattamento in materia di prevenzione, hanno portato. La marea non può essere cambiata senza la partecipazione diretta delle “key affected population”. “Le sex workers dalla Svezia a Singapore allo Swaziland sostengono che le minacce più gravi nei confronti della loro salute e della tutela dei loro diritti umani, sono le leggi e le politiche che rendono impossibile trovare luoghi sicuri per lavorare e di godere delle stesse opportunità e tutele degli altri lavoratori e cittadini”, dice Cheryl e fa richieste precise dal palco anche alle agenzie come Unaids:

quante sex workers ha assunto Unaids? Quante sono nel direttivo? Se la risposta è nessuna, serve un cambiamento. Servono fatti non chiacchiere, moralismo o criminalizzazione.

Le community esistono nella vita reale, non nelle statistiche epidemiologiche quindi vanno incluse laddove si prendono decisioni reali e concrete.

Mentre gli USA hanno escluso, conclude Cheryl. E’ ridicolo che noi siamo qui a parlare di Turning the tide togheter, quando non siamo insieme perché gli USA non hanno consentito l’ingresso alle associazioni di sex workers e drug users!

Molto di impatto anche l’intervento di Debbie McMillan (USA), Risk Counselling Specialist – Transgender Health Empowerment, che ci ha parlato della sua esperienza personale di donna transgender, di prostituta, di ex tossicodipendente. Debbie ha iniziato un percorso di droga per via dello stigma che ha subito, e ha smesso di assumere sostanze quando si è resa conto di essere pienamente accettata. Debbie, divinamente teatrale sul palco, sogna che un giorno la società riconoscerà le persone transessuali come esseri umani ai quali vanno riconosciuti gli stessi diritti che vengono garantiti agli altri cittadini.

 

Gli attiviste e le attiviste sono oggi protagonisti anche nella struttura principale della IAC, hanno riempito la plenaria, applaudito e goduto di relazioni forti, entusiasmanti. Sicuramente anche chi scrive ha tratto giovamento dalla forza di Paul Semugoma, dalla ironia di Cheryl Overs, dal coraggio di Debbie McMillan. Spero di avere immagazzinato molta forza dalla loro esperienza, utile per il ritorno in Italia.

Sandro Mattioli
Presidente Plus Onlus
Responsabile salute
Arcigay Il Cassero
Bologna