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Chi Siamo e il Documento Politico approvato dal Congresso il 13 ottobre 2011

IL DIRETTIVO DOPO IL CONGRESSO DEL 30 SETTEMBRE 2012:

  1. PRESIDENTE GIOVANNI CALOGGERO;
  2. SEGRETARIO ALESSANDRO MOTTA;
  3. TESORIERE FRANCESCO MASCALI;
  4. CONSIGLIERE PATRIZIA MAURO;
  5. CONSIGLIERE GIUSEPPE CATANZARO;
  6. CONSIGLIERE FABIO PRIVITERA;
  7. REVISORI DEI CONTI: ANGELO PRESTIFILIPPO E CARMELO PARISI;
  8. PRESIDENTI FONDATORI: PAOLO PATANE' E DARIO DE FELICE;
  9. PRESIDENTI ONORARI: RICCARDO DI SALVO E DARIO ACCOLLA.

 

 

 

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Il Comitato Arcigay Catania è composto da volontarie e volontari che liberamente hanno deciso di attivarsi in Arcigay per il raggiungimento degli scopi sociali dettagliatamente descritti nello Statuto. In particolare, Arcigay Catania ha deciso di proporsi come forza sociale nel territorio, mostrando particolare sensibilità all'aspetto delle relazioni sulle quali fonda il proprio senso e la propria attività, alle tematiche legate all'ambiente, alla convivenza, alla città, alla liberazione dell'oppressione da parte di tutte le "mafie", al contributo per una società libera e civile. 

Ciò in quanto gli interessi della comunità gay/lesbica/transgender sono ritenuti gli stessi interessi di tutti i cittadini ai quali vogliamo unirici con il nostro impegno sul territorio.

 

IL DOCUMENTO POLITICO

1. Premesse e obiettivi fondamentali

 

Chi nel corso della propria esistenza si sia riconosciuto o abbia guardato con interesse alle esperienze della comunità glbtq, si è reso compagno o compagna di lotta nella condivisione di un medesimo progetto politico, che è quello di non provare né praticare nessuna restrizione o pregiudizio rispetto alle scelte riguardanti gli orientamenti sessuali.

Il movimento glbtq e le individualità ad esso accomunate per medesimo desiderio sono trasversali e capillarizzate; innervate a pieno titolo in una società di cui sono parte integrante e sulla quale vogliono incidere per perseguire e realizzare un cambiamento collettivo i cui frutti possano essere colti da tutte e tutti: omo, trans o eterosessuali.

Il mondo che abitiamo non appartiene ai pochi, ma ai molti e di questi molti noi siamo parte!

Le condizioni della società in cui viviamo e di cui facciamo parte sono così preoccupanti per la salvaguardia della libertà e dei diritti fondamentali degli esseri umani (e di ogni essere vivente), da spingerci a desiderare un'azione di maggiore respiro che, partendo dalle specificità glbtq, postesi in ascolto e attente al pensiero e alle pratiche politiche delle donne, ci porti a elaborare teorie e pratiche fruttuose.

La riflessione sui temi, non solo quindi con gli strumenti glbtq, deve essere praticata con maggior approfondimento ed entusiasmo per venire rivolta poi in direzione di un consapevole intreccio con elaborazioni e pratiche politiche,quali quelle della politica delle donne, che oggi pongono innovative istanze di cambiamento.

Arcigay è un potente strumento, ma senza individui non è che un vuoto involucro. Noi oggi ci proponiamo come donne e uomini che vogliono utilizzare lo strumento Arcigay non solo come associazione glbtq, ma anche come forza sociale impegnata nella città e coinvolta nei suoi problemi.

 

 

2. Programma politico

 

Le parole-chiave dell’azione politica che ci proponiamo di produrre sono quelle di lotta all’omofobia e alle discriminazioni, di autodeterminazione legata alla soggettività e all’affermazione del senso delle relazioni, alla cultura, al dialogo, alla salute, al lavoro, alla visibilità e alla cittadinanza. Interazione e collaborazione con le altre realtà sociali e associative rappresenteranno uno dei molteplici strumenti per rendere tale azione vincente e proficua. Vediamo come.

 

Lavoreremo per creare un nuovo sentire che di per sé offuschi e affossi omo-transfobia e sessismo, altra tara mentale che il patriarcato ci ha lasciato in eredità, un'eredità purtroppo ancora viva, attuale e non estinta.

 

Ripercorrendo il percorso del movimento glbtq e delle realtà ad esso solidali troviamo concetti importanti quali autodeterminazione, laicità, felicità, consapevolezza: è necessario essere consapevoli di sé, della percezione del proprio sé e del proprio corpo, dei propri desideri e del modo in cui poterli perseguire. E la consapevolezza emerge naturalmente dalla cultura e dal senso dell'esperienza, perché non c'è coscienza lì dove non c'è apertura mentale e ampliamento dei propri orizzonti. Siamo donne e uomini che hanno vissuto diverse e ricche esperienze politiche – in un certo momento della nostra storia comune anche divergenti – e che oggi, come collettivo di idee e pratiche, abbiamo come direttrice il perseguimento della cultura, della bellezza, della gioia, dei legami e delle relazioni.

Solo così potremo finalmente dirci liberi e libere di creare quella estesa rete di rapporti e reciproca fiducia, così da produrre nuovo senso al nostro essere nel mondo.

Luogo privilegiato per la trasmissione della cultura è la scuola. È nella scuola, nelle scuole della città che andremo a dialogare con i giovani che inventeranno la cultura del domani, con la speranza di gettare il seme del dialogo, su cui si fonda la comprensione, e il pensiero critico. Dialogo, comprensione e pensiero vivo opereranno insieme nella costruzione di un percorso di educazione all'alterità che potrà essere speso non solo per una migliore convivenza, ma per ogni altra occasione di confronto che la vita ci porrà innanzi.

 

Cultura è anche salute. Arcigay si è distinta negli anni per la particolare attenzione che pone sull'informazione in merito alle malattie sessualmente trasmissibili. È nostra intenzione proseguire anche in tale campo d'impegno, con il rinnovo della collaborazione con Lila Catania e attraverso strategie di incentivazione della prevenzione e di consapevolezza della sessualità e del sesso che non deve essere vissuto con paura, ma come strumento di piacere e complicità, nella cornice di una maggiore consapevolezza.

 

I temi del lavoro sono centrali per ciascun individuo soprattutto in questo particolare periodo storico, in cui gli ultimi colpi di coda di un capitalismo morente ci fanno temere che esso non si accontenti di morire, ma che ci voglia trascinare nell'abisso con sé. Il lavoro è importante per tutte e tutti e le lotte per il diritto al lavoro e per i diritti sociali devono essere praticate di pari passo con quelle per i diritti civili. La piena realizzazione umana, nella sua dignità affettiva e sociale, non si esaurisce infatti solo dietro il riconoscimento di una sfera esclusiva di diritti: dal matrimonio alle garanzie lavorative; queste prerogative, nel loro insieme, vanno riconosciute e potenziate simultaneamente, senza primati, perché è unico, nella sua umanità e complessità, il soggetto a cui sono destinate. Gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, eterosessuali devono lottare insieme per il riconoscimento delle rispettive dignità, che poggia uno dei suoi pilastri sul terreno del lavoro.

 

La comunità glbtq non vive nelle periferie di una sessualità compulsiva e fine a se stessa, ma vive nella città e nell'ambiente. Intensificando i rapporti e le pratiche politiche con quelle realtà che operano in tal senso da molto tempo, la città deve diventare parte viva del nostro operare, dobbiamo interessarci alla città ed essa deve interessarsi a noi e ai nostri desideri e ai nostri bisogni. Dobbiamo riscoprire i luoghi, perché nei luoghi si pongono le radici attraverso cui possiamo nutrirci e crescere, senza l'idea del radicamento come immobilità, ma come forza necessaria per compiere i passi successivi. La cura della città è anche la cura dell'ambiente in cui si vive, poiché nulla ci separa da esso, se non una errata interpretazione del mondo che separa noi dal resto della natura; noi siamo ambiente e per questo motivo dobbiamo assumerci la responsabilità di curarlo.

 

Vogliamo recuperare quelle relazioni duali che partendo dal desiderio dei singoli facciano poi di un gay, un eterosessuale, una lesbica, un trans e una trans, la trama di una rete di rapporti fruttuosi e necessari per poter costruire il senso della comunità, che è il senso della condivisione e dell’affetto profondo, parafrasando il documento politico della Queer Week dello scorso giugno.

 

È la teoria della relazione che vogliamo ci caratterizzi, poiché è solo attraverso le relazioni che potremo davvero riuscire a cambiare ciò che vogliamo cambi e a rafforzare ciò che deve perdurare. In quest'ottica, lavoreremo perseguendo la condivisione e i rapporti con uomini e donne delle altre associazioni della città e con tutte le forze sociali che operano per mettere in essere una migliore qualità dell'esistenza. È nostra intenzione stabilire e mantenere rapporti con gli altri comitati Arcigay, con l'auspicio che il nostro modello possa essere contaminato dai loro consigli e dai loro vissuti e che ciò avvenga reciprocamente.

 

Catania ha avuto la fortuna di poter vedere tra le proprie strade del centro storico diversi Pride. Abbiamo partecipato a ciascuno dei Pride degli anni scorsi e parecchi li abbiamo anche organizzati, cercando anno dopo anno nuove formule, nuovi modi di praticare la nostra politica e in ciascuna di queste occasioni abbiamo avuto modo di mettere in pratica le nostre idee in quella che comunque resta la maggiore manifestazione glbtq che non ha interessato soltanto la comunità da cui scaturisce, ma ha vissuto un'ampia partecipazione delle forze sociali e culturali più positive della città. Ogni anno il Pride è stato sempre differente e anche quest'anno lo sarà, essendo nostro desiderio quello di dar vita ad un evento che coinvolga nuovamente la città nel modo più ampio possibile quale frutto di un lavoro proseguito nel tempo e che veda nel Pride il suo momento culminante.

 

Perché noi abbiamo un'idea di mondo, che costruiremo con le pratiche quotidiane e con esse daremo forma a quei diritti basilari che ormai non è più tempo di chiedere, come se fossimo in condizione di inferiorità: ma di praticarli e renderli risonanti e visibili nelle nostre relazioni e rispettive libertà.